La sicurezza non è un’asta su e-Bay
Le indagini sui vertici di Finmeccanica, della controllata Selex e sull’Enav ripropongono un problema già affrontato nella vicenda di Abu Omar, il caso di rendition dell’imam sospettato di terrorismo e rapito nel 2003 a Milano da agenti della Cia con la collaborazione dei servizi segreti italiani. Allora sia il governo di centrodestra sia il successivo esecutivo di Romano Prodi rifiutarono di trasmettere a Washington la richiesta di estradizione per gli uomini della Cia e opposero il segreto di stato per i vertici del Sismi.
21 AGO 20

Non si può pretendere che l’Enav, che sovraintende alla sicurezza aerea, assegni le commesse con le stesse modalità di un’asta per i beni demaniali. Anche se queste commesse vanno a società di Finmeccanica, e se a capo di una di esse c’è un ingegnere che è sposato con l’amministratore delegato di Finmeccanica. Se non si dimostrano arricchimenti privati, e quindi slealtà verso lo stato stesso, occorre affermare il principio che la sicurezza e l’interesse di una nazione possono anche richiedere circuiti personali e aziendali chiusi. Alla stessa maniera si deve agire con cautela trattando di mediatori e fondi neri nella vendita di armi. Il mercato militare, in tutte le sue articolazioni, dall’accesso alle tecnologie alla concorrenza tra aziende, non è un’asta su e-Bay. L’area grigia, che esiste a tutte le latitudini, è lì apposta per impedire a governi e gruppi che acquistano e vendono tecnologie sensibili e strategiche di sporcarsi le mani. Di esporsi a casi di corruzione. O, peggio, di sconfinare nel free market al quale attingono fondamentalisti e criminali.
Oggi un ministro prudente come Franco Frattini ha definito la “bufera” di Finmeccanica, le esagerazioni documentate sui rifiuti in Campania, l’annuncio della pubblicazione di report riservati tra Stati Uniti e Italia, come sintomo di strategie miranti a colpire l’immagine del paese. Berlusconi ritiene un suicidio colpire Finmeccanica, una delle poche aziende strategiche che ci sono rimaste. In questi commenti c’è forse un tratto di concitazione. Ma intanto negli Stati Uniti, culla della libertà di stampa e del primo emendamento, si discute su come bloccare Wikileaks, il sito internet che ha preso a diffondere segreti di stato. A chiederlo è lo stesso mondo dell’informazione “open”, a cominciare da Wikipedia, che teme una strumentalizzazione della rete.